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I PROBLEMI DI ORTIGIA TURISTICA: CARRELLATA DI OPINIONI
di Redazione (pubblicato il 11/08/2016 alle  14:00:21, nella sezione CRONACA,  632 letture)

foto1Sembra determinato il Comune di Siracusa nell'imboccare la strada della "tolleranza zero" sugli spazi pubblici abusivamente, in tutto o in parte, occupati dai tavolini e dagli ombrelloni degli esercizi di ristorazione nel centro storico di Ortigia. In questi giorni sono state comminate nove ordinanze di chiusura ad altrettante attività commerciali per il mancato rispetto del suolo pubblico. In testa alla crociata il neo assessore alle attività produttive, Gianluca Scrofani, subentrato nella rubrica dopo le dimissioni dell'assessore Gasbarro, che ha dichiarato: "Ortigia è mortificata dal dilagante fenomeno dell’abusivismo e dalla violazione delle più semplici regole comportamentali. Un atteggiamento culturale che deve virare di 180 gradi e che l’Amministrazione comunale combatterà con tutte le proprie forze”. A ciò si aggiunge il giro di vite sulla musica ad alto volume fino a tarda notte culminato nella chiusura del locale "Naka" di via Cavour e i controlli sulle alte emissioni sonore segnalate dai residenti di via dei Mergulensi.

A tal proposito registriamo un accorato commento di Paola Pisanelli, titolare del locale "Irma La Dolce": "Scopro che un numero non ben definito di residenti di Ortigia gira per strada chiedendo firme al fine di bloccare la musica tra questi vicoli. Per quale motivazione però, scusate io non ci arrivo. Per far chiudere i locali? Per far regredire un'isola che non riesce a spiccare il volo perché è piena, piena zeppa di zavorre? Voi raccogliete firme per bloccare la musica, noi raccoglieremo firme per poter lavorare, nel rispetto delle regole e questo lo metto al primo posto, ma credo che a voi questo non interessi molto, autorizzati o no la musica in Ortigia si deve bandire. E allora,bruciamo casse, strumenti musicali, radioline e amplificatori anzi no multiamo anche le casse cinesi da 8 euro purché non si senta musica per tutta l'isola. Bravi, bravi, bravi, bravi...noi le raccoglieremo quelle firme perché Ortigia non può morire, perché Ortigia è la nostra terra e ciascuno di noi commercianti, da via Roma a via Cavour a piazza Duomo a Piazza San Rocco alla Giudecca al Mercato e a alle zone centrali e non di quest'isola reca un contributo immenso a quella che voi definite la vostra casa".

ortigia foto2Anche Padre Rosario Lo Bello è intervenuto con queste belle e significative parole: "Io credo che Ortigia non appartiene ai ricchi, ai cocainomani, ai vitelloni e ai radical chic, a quanti hanno fatto della movida la loro ragione di esistere. Ma Ortigia appartiene anche e soprattutto al popolo. La politica attuale non può permettere che Ortigia si spopoli ancora di più; non può non assistere i ceti più bassi che la popolano, sperando solo che sgomberino; non può, con i divieti al traffico, chiudere ai normali ragazzi siracusani l'accesso all'isola, non trovando soluzioni da tutta la città per i mezzi di trasporto. Ovviamente tutto questo non sarà mai realizzato e Ortigia diventerà un free village a cielo aperto."

Di tutt'altro avviso l'avvocato Corrado Giuliano: "I Luna Park, i Live ed i decibel escludenti, non fanno parte del disegno di una città che vive che lavora che sa divertirsi ed offrirsi ad un uso includente....Siamo ad una delle grandi occasioni di sviluppo post industriale del nostro territorio, siamo forti di un brand, di una biodiversità che distingue il nostro centro storico, di spazi in cui le giovani generazioni riconoscono nelle sue mura, nelle sue piazze, nei suoi cortili, nelle sue strade non quinte di cartone senza nessuno dentro, ma una stratificazione di usi e costumi che nei secoli l'hanno attraversata, consegnandoli così come la godiamo, sino a noi tutti. Parcheggi sicuri, spazi dolci di convivenza dentro regole della cittadinanza, garanzie di sicurezza e di consuetudini a misura umana in cui le generazioni possano scambiarsi la ricchezza della loro energia vitale, condizioni tutte per una ritorno importante dei residenti di quelle fasce di popolazione meno garantita e di classe media che costituisce la normalità della nostra vita e delle nostre comunità, che non possiamo relegare in quartieri dormitorio, negli spazi violenti della città costruita dalla speculazione edilizia che genera esclusione e straniamento".

foto3Così Salvo Salerno: "Ci daranno sicuramente dei 'parrucconi', felice affabulazione renziana, che roviniamo tutto, che parliamo di astrattezze, di paesaggio, genius loci, assalto pecoreccio, consumo spregiudicato di siti storici, di perdita di valore..., che ci ostiniamo ad abitare semplicemente l'isola, che non comprendiamo le felici sorti del turismo da consumo, che trascuriamo il benessere da cartolina kitch, che ci ostiniamo a difendere il rispetto dei tramonti dietro gli Iblei...vizi da far perdere la cittadinanza ortigiana della 'modernità', ma ormai il dado è tratto, un'altra versione della storia sarà offerta alla cittadinanza".

Raimondo Raimondi, giornalista e critico d'arte, la pensa così: "Tante le eccelse menti che dedicano la loro attenzione alla viabilità e ai parcheggi nella città di Siracusa, ma i risultati paiono sempre assai modesti e gravati da problematiche che aumentano anziché diminuire, in attesa dei decantati provvedimenti che dovrebbero essere adottati per pedonalizzare sempre più il centro storico. Si vogliono buttare fuori da Ortigia i cittadini residenti e consegnare l'isola alla sola fruizione dei turisti e dei visitatori occasionali o di quelli del sabato sera? Si vuole davvero questo? Il futuro a vocazione turistica deve pagare questi scotti? Si deve disumanizzare l'antico centro storico facendone un contenitore, un albergo galleggiante, invivibile d'estate perché strapieno di turisti e impossibile per il caro prezzi. E' questa la cultura imperante? E' vero, Ortigia Island dà a vario titolo lavoro a migliaia di persone, per lo più addetti alla ristorazione e personale degli alberghi, ma noi vorremmo un' Ortigia dove torni a vivere la gente comune, dove riaprano le botteghe artigiane, dove non ci siano solo puzze di frittura e tavolini accatastati in spazi ristretti, che impediscono perfino una semplice passeggiata, dove gli spazi siano restituiti al cittadino e il turista sia un ospite gradito, ben trattato e amorevolmente accolto, ma che nutra la riconoscenza dell'ospite e serbi della città un piacevole ricordo, che è poi il miglior viatico al mercato turistico".

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