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LA REALTA’ DELL’ILLUSIONE NELLA PITTURA DI GIUSEPPE MODICA
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 09/12/2014 alle  21:00:55, nella sezione ARTE,  1099 letture)

Giuseppe Modica nasce a Mazara del Vallo ne 1953, appena quattordicenne dipinge le sue prime tele, nature morte nelle quali è già presente la tensione verso una “metafisica” delle cose quotidiane. Nel 1972 si iscrive alla facoltà di Architettura di Palermo e l’anno successivo si trasferisce a Firenze, dove frequenta l’Accademia di Belle Arti, completando gli studi nel 1978. Rimane a Firenze dove prosegue la sua attività di ricerca artistica. Sono anni durissimi nei quali la sopravvivenza è assicurata dall’appoggio di pochi amici appassionati d’arte e di piccoli collezionisti. Anni di sperimentazione, fondamentali per la sua formazione nei quali si va strutturando il suo linguaggio pittorico. Nell’86 la sua prima mostra personale alla Galleria “La Tavolozza” di Palermo, nel corso della quale fa conoscenza con lo scrittore Leonardo Sciascia, che manifesta interesse e apprezzamento per le sue opere e gli dedica un intervento sul “Corriere della Sera”. L’anno dopo si trasferisce a Roma dove lavorerà come Docente Ordinario di Pittura presso l’Accademia di Belle Arti. Nel 2002 la Città di Mazara del Vallo gli rende omaggio con la mostra antologica “La luce è la luce è la luce” e nel 2007 presenta la retrospettiva “La realtà dell’illusione-Opere 1983-2007” allestita al Convento del Carmine di Marsala, voluta dalla Regione Sicilia e dall’Ente Mostre d’Arte Contemporanea “Città di Marsala”. Nel 2011 è invitato da Vittorio Sgarbi alla 54 Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea di Venezia, Padiglione Italia, Corderie Arsenale. Lo incontro negli eleganti locali della Catania Art Gallery di via S. Michele a Catania e subito mi colpiscono i suoi quadri grandi e impegnati, che nell’azzurro del cielo e del mare ripropongono la metafisica della luce, il fascino dell’assenza, lo spessore della memoria. Reitera il tema del mare in varie composizioni, con le memorie di terre natie che inquadra nello spazio definito di vecchie finestre. Sono interni i suoi paesaggi, anzi interni sommati ad esterni, sono fondali del teatro della vita, sono scene architettonicamente delineate dove spesso aleggia un’assenza di umane forme, fatta eccezione per alcune modelle femminili così carezzate, amate, raffigurate sulle tele, immerse in una languida atmosfera, in spazi pur risolti con geometrica severità, illuminati dalle luci inquietanti e lunari di una notte mediterranea. L’occhio dello spettatore osserva così un frammento di universo, e rimane inchiodato nel tempo fermo della superficie della tela. In certi quadri l’atmosfera ricorda le opere di De Chirico ma non nella coloristica, quella è inequivocabilmente sua, impastata nei cromatismi della memoria del siciliano di Mazara. Una volta lo stesso Modica ha scritto: “La realtà che viaggia dal qui presente alla sua rifrazione speculare per poi ritornare a noi acquista il fascino del viaggio e del percorso (la realtà ci viene restituita attraverso l’avventura del tempo e lo spiazzamento della rifrazione)...”. Ecco il fascino della sua pittura: somma di visioni, ma anche sottrazione e assenza. I paesaggi ci sono familiari eppure sono frutto della sua fantasia o forse della sua memoria, quadri a volte monumentali ci avvolgono con la purezza dei colori, la bravura della tecnica, ma ancor più con la poesia del mistero e della tensione enigmatica di un autore che ha molto dentro di se, un mondo fantastico e onirico da comunicare a tutti noi.

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