SUL RIGASSIFICATORE IL PENSIERO DI PAOLO AMATO DEL PDL
Sull’annosa ma attualissima questione del rigassificatore ci perviene una nota del capogruppo del PDL alla Provincia di Siracusa Paolo Amato che così si esprime:
“Viviamo in un territorio che ha storicamente subito insediamenti produttivi di tipo industriale, che ne hanno modificato l'assetto, promettendo grandi sviluppi e creando grandissimi problemi al nostro ambiente. Non c'è bisogno, allo stato del dibattito, di rivangare problematiche ormai largamente conosciute dalla pubblica opinione; è più utile, invece, sottolineare che, se danni gravi ha portato al nostro territorio un certo tipo di chimica (quella di base) e di petrolchimica (la raffinazione), danni peggiori ha forse portato, sul piano della giustezza delle rivendicazioni da avanzare, un determinato tipo di ambientalismo. Ci riferiamo a quella interpretazione dell'ambientalismo che vive di allarmismi ingiustificati, che esaspera i toni del dibattito, che criminalizza lo stesso concetto di industria. Diciamo questo senza nasconderci che gravissime questioni di salute e di sicurezza sono sorte negli anni, specialmente ad Augusta, e che quando tutto questo si verificava (nascite malformate, porto ridotto ad una velenosa pattumiera) i politici e gli amministratori del tempo e gli ambientalisti estremisti di oggi, stavano zitti e si voltavano dall'altra parte. Questo modo di interpretare e di fare ambientalismo ha finito per essere, non sappiamo se inconsapevolmente o per scelta, l'alleato principale proprio di coloro che venivano additati come i distruttori delle nostre risorse naturali.
L'estremismo ambientalista è sempre il gemello dell'industrialismo da rapina!
Esiste invece un concetto di industria da sostenere ed è quello che riesce a conciliare le esigenze della crescita industriale con le necessità della difesa del territorio e delle sue prerogative. Negli ultimi decenni l'opinione pubblica è stata coinvolta in un'atmosfera di condanna per ogni iniziativa industriale, senza che le fosse data la possibilità di sapere se un nuovo impianto potesse essere dannoso oppure ininf1uente ai fini ambientali e, invece, funzionale all'incremento delle attività produttive e dei posti di lavoro. Nello stesso tempo molti impianti andavano scomparendo, per crisi di mercato o per scelte manageriali, diminuendo così la pressione sull'ambiente, ma senza che si riuscisse a produrre una nuova e razionale politica economica di sviluppo.
Oggi le esigenze dell'ambiente, sulle quali si è tanto discusso e per le quali si è poco operato, possono essere rispettate ed essere armonizzate con la possibile ulteriore crescita di un moderno processo industriale, che ha bisogno di energia al fuori ed in aggiunta a quella derivante dal petrolio. A questa esigenza si può venire incontro con la politica dei termovalorizzatori e dei rigassificatori, due tipologie di impianti che aiutano l'ambiente senza rinunziare alla prospettiva di creare moderne attività e, nello stesso tempo, accrescere i posti di lavoro.
Per limitare il discorso al rigassificatore, va detto che purtroppo sono dovuti passare alcuni anni prima che ci si convincesse che esso non accresce i rischi per la sicurezza degli addetti e della popolazione, in quanto non presenta pericoli più allarmanti rispetto ad un qualsiasi comune impianto di tipo industriale, compreso un comune distributore di benzina. Si sono volute evocare, da parte del solito coro di ambientalisti, catastrofismi, immagini apocalittiche da fine del mondo, sebbene tutto questo fosco quadro sia assolutamente da escludere alla luce di un esame obiettivo del processo produttivo dei rigassificatori e delle realtà esistenti laddove sono in funzione impianti di tale tipo.
Si tratta di iniziative industriali che accrescono la dotazione di energia della nostra zona industriale, contribuendo a farne sempre più un'area capace di attrarre nuovi investimenti produttivi. E' emerso con chiarezza che il rigassificatore libera, nel corso del suo processo produttivo, quantità di freddo che possono opportunamente essere utilizzate nella catena della conservazione alimentare, mentre consente la reimmissione a mare di acque a temperatura ribassata, bilanciando in maniera positiva l'eccessivo riscaldamento delle nostre acque a causa di altri processi produttivi tradizionali.
Malgrado queste considerazioni fossero note da tempo, sono dovuti passare anni preziosi prima che si arrivasse a quella che appare una svolta, con una accettazione sostanziale del rigassificatore da parte dei soggetti istituzionali: comuni interessati, provincia regionale, regione. Eppure si sta ancora perdendo del tempo prezioso nel dare il via definitivo alla costruzione dell'impianto. Bisogna, perciò, sollecitare tutte le autorità preposte per l'accelerazione dei tempi, perché nel mondo dell'economia un provvedimento giusto ma adottato in ritardo finisce per essere a volte inutile o, se va bene, scarsamente utile.
Le manovre ed i retropensieri, che potrebbero esserci dietro questa strana storia del rigassificatore, debbono finire, nell'interesse esclusivo delle nostre popolazioni”.